Arte ad Agrigento città moderna

L’arte ad Agrigento è intrisa, in ogni granello di terra ed in ogni Sua molecola, di suggestiva e storica essenza.

Per comodità distingueremo l’arte ad Agrigento nella città moderna e nella città antica.

Nel seguente capitolo tratteremo dell’Arte ad Agrigento riguardante la città moderna ovvero la parte della punta estrema della collina Occidentale. Si narra che qui vi fosse l’antica Acropoli conosciuta con il nome Akragas. I fatti narrati da Polibio, storico antico Greco, vedono l’Acropoli collocata sulla collina Orientale.
Entrando in città troviamo la vasta Piazza di Vittorio Emanuele attorniata da moderni edifici come il Palazzo delle Poste.
Adiacente si trova il Piazzale Roma dove è sito il Palazzo della Prefettura.
Vicino ad esso è stata collocata una tomba a forno risalente al II millennio a.C.
La città di Agrigento è piena di meravigliose Chiese fra cui ricordiamo l’Abbazia di Santo Spirito costruita nel XIII secolo.
Accanto ad essa si erige il Monastero, o più comunemente chiamato “Badia Grande”, fondato nel 1290 e pieno di inestimabili ricchezze.
Viene considerato uno dei Monasteri più belli di tutta la Sicilia.
Da visitare è la Chiesa del Purgatorio o di San Lorenzo dove all’interno ai pilastri che dividono le pareti vi sono 8 statue allegoriche della Virtù ad opera di Giacinto Serpotta.
La Chiesa è sconsacrata.
Di notevole importanza è la Basilica di Santa Maria dei Greci così chiamata per essere stata un tempo la Cattedrale del clero Greco.
Essa sorge sopra un tempio Dorico del V secolo a.C., dedicato ad Atena e Giove di cui ne parla anche Polibio.
Grazie al pavimento in vetro sono visibili le fondamenta.
La Cattedrale risale all’ XI secolo fu consacrata nel 1099 dal vescovo Geraldo ed a lui dedicata.
Se si percorre la via Atenea, ovvero la via principale della città, nei pressi della Chiesa del Purgatorio, ci si imbatterà nel principale ingresso agli antichi ipogei.
Di certo è di fondamentale importanza ricordare la presenza degli ipogei sottostanti il territorio della città di Agrigento.
Si tratta di grotte destinate all’approvvigionamento idrico della città, un autentico gioiello di ingegneria idraulica.
Secondo la narrazione dello storico Diodoro gli ipogei ad Agrigento furono progettati da Feace.
Si articolavano dal centro di Akragas fino a valle.
Per la costruzione di questi innumerevoli canali sotterranei si impiegarono le forze degli schiavi importati dopo la vittoria di Imera.
Alcuni studiosi ritengono che gli ipogei al di sotto del Santuario Rupestre di Demetra risalirebbero al VII secolo a.C quindi antecedenti alla fondazione della città stessa.
Riguardanti questi meravigliosi cunicoli sotterranei, soprattutto all’ipogeo chiamato Labirinto per la sua forma contorta, vi sono delle incredibili eppur fantastiche leggende.
Si narra che in uno degli stanzoni del “Labirinto” si trovi il famigerato toro di Falaride, o addirittura per i meandri di questo enorme ipogeo ci sia una Carrozza tutta d’oro.
Meraviglioso edificio ecclesiastico è anche la Chiesa di San Nicola che conserva un prezioso reperto artistico come il sarcofago marmoreo di Fedra risalente al II secolo a.C.
Sono raffigurati 4 fasi del mito di Fedra e Ippolito ovvero: Ippolito si appresta con i compagni alla caccia e riceve il messaggio di amore di Fedra dalla nutrice; Il dolore di Fedra per il diniego di Ippolito; Ippolito a caccia del cinghiale; e Ippolito travolto dal carro per opera di Posidone.
Qui si conserva, inoltre, il famoso crocifisso descritto nella novella di Pirandello, il Signore della nave.
Altra mirabile chicca dell’arte ad Agrigento è la Villa Montes, dove all’interno del recinto terreno vi è la Rupe Atenea.
Qui sono presenti dei resti di un edificio, non è data certezza storica ma si pensa siano i resti del santuario di Athena e Zeus.
Da qui si può godere di un panorama mozzafiato soprattutto quando il cielo è chiaro e limpido si intravedono la grande signora “Etna” e l’Isola di Pantelleria.