Il ratto di Preoserpina, Enna

Il ratto di Proserpina è una leggenda tipicamente Siciliana, che non trova riscontro in altre culture.

Il fatto avvenne ad Enna, città chiamata da Callimaco Ombelico del mondo e da Plinio l Inespugnabile.

La leggenda del ratto di Proserpina fu narrata per la prima volta dal poeta Claudiano (370-408 d.C.) ed in seguito fu ripresa anche dagli storici Diodoro e Filisto.
Siamo sul monte Enna quando il Dio Plutone, stanco di rimanere solo negli inferi, decise di dare un occhiata nel nostro mondo.
Sbucò esattamente dove si trova il lago di Pergusa e rimase ammaliato dalla bellezza del luogo.
Rapito dalla vivacità e dai colori della natura fu distolto dalle voci di alcune fanciulle che stavano raccogliendo fiori in un prato lì vicino.
Plutone le osservò per bene e fra queste ve ne fu una in particolare che colpí lattenzione del possente Dio.

Si trattava di Proserpina, figlia della Dea Cerere, protettrice del grano Siciliano.
Plutone fu colpito da una forte passione ed ardore, sentimenti lui finora ignoti.
Decise così di avvicinarsi e tentò di parlarle.
Aveva una voce roca, un aspetto brutale con occhi di fuoco ed artigli al posto di unghia.

Proserpina ovviamente si spaventò ed insieme alle sue amiche iniziarono a scappare, ma Plutone preso dal desiderio bramoso l’afferrò per potarla con sè.
Lamica di Proserpina, il cui nome era Ciane, tentò di liberarla ma Plutone la trasformò in fonte.
Da qui nasce anche la leggenda di Ciane, che porta le sue acque fino a Siracusa.
La madre di Proserpina, la Dea Cerere, saputo dell’accaduto cercò il Dio Plutone per mare e per terra.
La leggenda vuole che arrivò fin dentro l’Etna, e poi a Trapani dove perse la sua mitica falce, simbolo del grano.

Qui nasce un’altra leggenda che spiega la forma falcata del porto di Trapani.
Si dice, infatti che la forma caratteristica del porto di Trapani sia dovuta alla caduta della falce della Dea Cerere.
Persino i lupini, legumi la cui pianta é alta 1metro e le foglie sono palmate, recavano disturbo ad i nervi di Cerere, la quale pensó che fossero complici di Plutone.
Accecata dalla collera li maledisse.
La leggenda spiega così il motivo della loro amarezza.
Cerere disperata andò anche da Giove, il padre degli Dei e fratello di Plutone, supplicandolo di riavere indietro la figlia, ma egli si professò ignaro dellaccaduto.
La Dea Cerere infuriata provocò siccità e carestia in Sicilia tanto che morirono un sacco di persone.
A quel punto Giove fu costretto a richiamare il fratello Plutone, il quale per forza di cose dovette obbedire, ma prima fece mangiare alla sua amata il melograno.
Il frutto del melograno era considerato il frutto della fedeltà coniugale e Cerere saputo dellinganno si infuriò moltissimo.
Non restava altro che arrivare ad un accordo: per due terzi dellanno Proserpina sarebbe rimasta con la madre mentre il tempo rimanente lavrebbe dovuto trascorrere con il marito negli inferi.

Da qui ne consegue la divisione delle stagioni in Sicilia, quando Proserpina é sotto terra con Plutone il tempo è gelido mentre quando Proserpina starà con la madre ci sarà la bella stagione.
Questa è la leggenda del ratto di Proserpina legata alla meravigliosa città di Enna.

Storia di Enna

La storia di Enna è ricca di avvenimenti importantissimi ed ha origini molto antiche.
Le prime civiltà documentate nella storia di Enna furono quelle relative alla popolazione dei Sicani e successivamente quella dei Siculi.

E’ realmente difficile delineare una linea spazio-temporale, nella storia di Enna, che possa definire i precari confini fra queste due antiche civiltà che abitavano la Sicilia.

Di certo sappiamo che i Siculi subentrarono ad i Sicani e man mano si impossessarono del territorio relativo alla parte orientale della Sicilia, occupato inizialmente solo dai Sicani.
La testimonianza di questi primi insediamenti nella storia di Enna furono dei resti di un antico villaggio, le cui mura sono ancora visibili, presso il lago di Pergusa.
Nell’annessa necropoli ed all’interno del villaggio si trovarono importantissimi resti appartenenti ad un Tempio dedicato alla dea Kore o Persefone.
Un’altra testimonianza della civiltà Sicana nella storia di Enna è Il Castello della Lombardia, ripreso e riadattato dagli Svevi.

Fin dall’antichità fu il simbolo di roccaforte militare con monumentali dimensioni, se si considera l’epoca antica in cui venne costruito si potrà meglio cogliere la spettacolare bellezza.
Invece alla civiltà dei Siculi si attribuisce un Santuario, di cui rimangono davvero minime tracce, dedicato alla Dea Cerere situato nella Rocca di Cerere, ai piedi del Castello di Lombardia.
Intorno all’VIII–VI secolo a.C. sopraggiunsero i coloni Greci residenti già nelle vicine colonie di Gela e Siracusa.
Esso fu un periodo prospero tanto che nel V secolo già si producevano monete di stampo Greco.

La storia di Enna racconta successive alleanze strette prima con Agrigento poi con Siracusa.
Alla fine dopo varie rappresaglie fu conquistata dai Cartaginesi.
Al termine della Seconda Guerra Punica, come successe nel resto della Sicilia, divenne territorio Romano.
Conquistare la città di Henna, così chiamata dai Romani, non fu impresa facile.
Grazie alla sua posizione arroccata che la rendeva una vera e propria fortezza militare, i Romani dovettero intrufolarsi attraverso la rete fognaria.
Da questo episodio ne derivò l’appellativo di Urbs Inexpugnabilis.
Purtroppo fanno parte della storia di Enna grandi repressioni adoperate dai Romani.

Nel 214 A.C. il prefetto Romano Lucio Pinario eseguì una terribile strage per sedare qualsiasi focolaio di ribellione.
Ma nonostante questo Enna non placò la sua sete di indipendenza e nel 135 A.C. proprio da questa città partì l’importante capitolo della storia di Enna, ed anche della fase storica di tutta la Sicilia, che prende il nome di Guerre Servili.
Esse furono una serie di dure rivolte di cui la Prima guerra venne guidata da un illustre personaggio della storia di Enna, Euno.
Questa fu la storia di un servo divenuto Re, che tenne in mano le redini della città per ben tre anni coniando pure delle sue monete col nome di Basileus Antiocos.

Le Guerre Servili abbracciarono l’intera Isola raccogliendo le forze di interi popoli di tutta la Sicilia.
Rimase impressa nella storia di Enna le prodezze effettuate da Euno e dall’intero popolo Ennese.
Le Guerre Servili, nonostante fossero state all’altezza di sconfiggere più volte le legioni Romane, furono sedate dalla fame e dalle carestie a cui il popolo Siciliano fu condannato e costretto per ben 2 anni di lotte estenuanti.
I Romani si ripreso tutta la Sicilia compresa Enna che fu proprio il focolaio iniziale delle Guerre Servili.
Una volta rientrata tra i possedimenti Romani la città venne ridotta in estrema decadenza per tutto il periodo della dominazione Romana in Sicilia.

Il terribile periodo di decadenza documentato nella storia di Enna è storicamente accertato da Cicerone nelle sue Verrine.
In questa meravigliosa opera si racconta della figura di Verre, Pretore Romano, il quale saccheggiò, depredò e distrusse la città di Enna.
Non fu facile per la città riemergere da questo stato di netta decadenza, infatti passarono molti secoli per riacquistare il suo splendore prima con i Bizantini e dopo con i Saraceni.
Si narra che gli Arabi trascrissero in maniera errata la denominazione latina di Castrum Hennae in Casr Iani nome poi erroneamente tradotto in Castrogiovanni, che rimase tale fino al 1927.
Giunti i Normanni in Sicilia si stabilirono prima sul Monte Calascibetta e solo in seguito riuscirono a conquistare la roccaforte di Enna.
La città fu molto cara a Federico II d’ Aragona, il quale passò molto del suo tempo ad Enna.
Qui si fece proclamare Re di Trinacria nel 1314 e riunì il Parlamento Siciliano nel 1324.

Lo spirito di ribellione e di indipendenza non fu mai dimenticato nella storia di Enna, infatti a distanza di secoli la si vede protagonista durante i Moti del 1848 e del 1860.
Enna, come il resto dell’Isola, fu teatro di terrificanti stragi e spaventosi bombardamenti durante la II Guerra Mondiale, che spazzarono via gran parte del patrimonio millenario storico Ennese.