Castellammare del Golfo

Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani e nelle vicinanze della Riserva Naturale dello Zingaro, la Tonnara di Scopello, con i suoi meravigliosi Faraglioni, le Terme Segestane, il sito archeologico di Segesta e Selinunte.

Da Trapani dista 30 Km e si possono quindi organizzare escursioni per visitare le isole Egadi nell’arco della giornata.
– Terme Segestane (a 7 km). Le acque ipetermali del luogo (45°C), del tipo salso-sulfureo, sono particolarmente adatte per la
cura delle malattie ginecologiche e reumatiche.
– Scopello (a 9 km). È un piccolo centro peschereccio, con una famosa tonnara, posto su un’altura che domina uno splendido scenario marino.

La leggenda di Dafni, Ragusa

La leggenda di Dafni ebbe origine nella città di Ragusa.
Ragusa fu fondata dai Ragusei di Dalmazia, probabilmente sulle rovina dellantica Hibla Haere, di cui abbiamo testimonianza nella Tabula Peutingeriana.

Nel XIII secolo a.C. nella zona di Ragusa si formò la mitica Pantalica.

Pantalica è il sito preistorico più grande ed importante della Sicilia, dove si possono ancora ammirare migliaia di tombe a grotticella.
Si formò fra le enormi pareti rocciose ed aveva proprio l aspetto di una roccaforte.
Proprio qui avevano dimora i Siculi, antica civiltà Siciliana, i quali tramandarono la leggenda di Dafni.

La leggenda di Dafni di Ragusa fu anche raccontata successivamente dall’illustre Virgilio nella V Egloga.
Dafni era figlio del Dio Ermes e della ninfa Dafnide.
Egli era un pastore che adorava cantare in versi, si accompagnava con il suono dello strumento della zampogna, imparato dal mitico Pan.
Si narra che fu proprio Dafni ad inventare il canto bucolico, e Teocrito di Siracusa ne divenne il maggiore esponente, diffondendolo poi nel mondo Greco e Latino.

Dafni fu considerato un grande poeta e sposò Echemeide, figlia di Giunone.
La leggenda vuole che Dafni cantando i suoi versi facesse innamorare tutte le donne, le quali rapite dalla passione ceravano puntualmente di attirarlo, ma lui riusciva sempre a desistere proclamandosi fedele alla moglie e credendo ciecamente nella fedeltà matrimoniale.
Un giorno Dafni fu invitato alla corte del Re Zeno per deliziare i partecipanti con i suoi versi.
Il suo canto ebbe lo stesso effetto di sempre e tutte le donne lo desidravano perfino la moglie del Re, Climene.
Climene fu molto audace e senza vergogna si concesse a Dafni, il quale fermo nelle sue convinzioni rifiutò le avance della Regina.
Ma purtroppo come molti uomini sapranno, quando una donna decide di prendersi qualcosa o meglio ancora qualcunobè state ben certi che ci riuscirà!
Il giorno dopo della partenza del Re, Climene decise di dare una festa con un grande quantitativo di vino, ovviamente Dafni era fra gli invitati.
Durante la serata il nostro mitico personaggio bevve molto vino e tra un canto ed un bicchiere si trovò nel letto della splendida Climene.
La suocera Giunone appreso il tradimento, infuocata da unirreparabile ira, decise di castigare Dafni accecandolo.
Secondo la leggenda questa era la punizione che la civiltà dei Siculi adoperava per gli spergiuri.
Dafni così iniziò a vagabondare fra le montagne e le vallate di Ragusa, riempiendo i luoghi del suo triste dolore, fintanto che decise di uccidersi buttandosi da una rupe.
Gli Dei impietositi decisero di trasformarlo in una rupe.

Secondo la leggenda di Dafni di Ragusa tale rupe fu posta dove oggi si trova Cefalù.
Essa è quotidianamente visitata da migliaia di rondini, che con il loro cinguettio sembrano voler cantare la morte del nostro caro Dafni.

I Fenici in Sicilia

La presenza dei Fenici in Sicilia risale al X secolo a.C..
I Fenici erano un popolo di origine Semitica, si insediarono nel corso del IV millennio a.C. nella regione costiera dell’Asia Minore.

Era un popolo di navigatori e abili commercianti che esportavano in Occidente preziosi manufatti e legnami in cambio di materie prime.

Ciò che determinò la vocazione artigianale e commerciale dei Fenici furono proprio l’ insufficienza del territorio, per la poca vastità dei loro possedimenti, e la loro proficua posizione commerciale tra i grandi mercati dell’Oriente (come Egitto, Siria, Anatolia ecc.) e le terre del Mediterraneo.

Lo sviluppo della navigazione da parte dei Fenici era già presente nell’ XI secolo a. C..
Il loro interesse era rivolto anche alla ricerca di metalli verso le terre di Cipro, Sardegna e la Spagna.
La storia della tradizione Greca colloca in questo periodo le antiche spedizioni mercantili e la nascita delle colonie Fenicie di Cadice 1110 a.C. ed Utica 1101 a.C.

Successivamente i Fenici si spostarono verso le terre Siciliane.
I Fenici, osservando lo sviluppo commerciale delle colonie Greche nel Mediterraneo, si persuasero a passare dalla navigazione mercantile con sporadici punti d’appoggio alla fondazione di vere e proprie colonie.
La data della fondazione coloniale dei Fenici in Sicilia fu collocata tra il 750 ed 700 a.C .
I principali centri coloniali dei Fenici in Sicilia furono: Solunto posizionata sul monte Catalfano nei pressi di Palermo, Mozia sita sull’isola di Pantaleo comune di Marsala, Palermo chiamata dai Fenici Mabbonath e già abitata dai Sicani ed infine Lilibeo, l’attuale Marsala.
In ambito artistico l’arte dei Fenici in Sicilia venne largamente influenzata da apporti Egiziani, Egei, Anatolici e Mesopotamici.

Successivamente raccolse anche le caratteristiche Greche così da perdere del tutto la propria originalità.
L’influenza dei Fenici in Sicilia si evidenziò in alcune forme di ceramiche, le teiere a bocca trilobata chiamate “oinochoai” e soprattutto in alcuni strumenti fatti di bronzo trovati identici sia in Sicilia, nella penisola Iberica e nelle coste Atlantiche.
Durante questa fase anche il ferro fece la prima apparizione in Sicilia.
Ritrovamenti relativi al periodo dei Fenici in Sicilia furono il rilievo con un toro sbranato da due leoni, che decorava una porta della città di Mozia, conservata presso il Museo della stessa città; una statua onoraria sempre a Mozia; una scultura di una Dea seduta di Solunto; ed i due sarcofaghi nei dintorni di Palermo.

Del periodo più tardo della cultura Fenicia in Sicilia vennero collocati una caratteristica serie di edicole sepolcrali dipinte, scoperte a Lilibeo (Marsala).
Elementi caratteristici della produzione Fenicia sono da ricordare i sigilli a stampo con forma di scarabei, gioielli per lo più fatti di oro come collane, anelli, bracciali, pettorali e spille; oggetti in vetro trasparente o anche iridato.
In seguito, dall’ VIII secolo a.C. in poi, i Greci iniziarono ad invadere la Sicilia e si stabilirono sul lato Orientale dell’Isola.
Possiamo così riassumere in un quadro generale i movimenti dei Fenici nel territorio Siciliano, che nel periodo iniziale li troviamo sparsi su tutta la costa dell’Isola, ma con l’arrivo dei Greci si ritirarono nella zona Occidentale Siciliana.
Lingresso dei Greci in Sicilia diede inizio ad un periodo storico ricco di grandi cambiamenti.
Apportarono un incremento demografico, introdussero nuove idee in ambito economico imponendo la propria realtà linguistica, così che i Fenici in Sicilia cessarono di avere la propria autonomia.

La preistoria in Sicilia, considerato come un lunghissimo lasso di tempo che va dalla comparsa degli uomini sull’Isola, storicamente terminò con l’introduzione della scrittura sull’Isola ad opera dei Greci.

Dominazione araba in Sicilia

La dominazione Araba in Sicilia iniziò ufficialmente nell’ 827, con la conquista di Mazara del Vallo e terminò nel 1091 con la perdita della città di Noto ad opera dei Normanni.

Le città Siciliane conquistate dagli Arabi successivamente a Mazara furono: Palermo, Messina, Enna, Siracusa e Taormina.

La storia, soprattutto quella Cristiana, narra di atroci razzie e crudeltà operate dagli Arabi durante la conquista della Sicilia.
Si tratta, pur sempre, di “infedeli” contro cui si organizzarono la Guerre Sante, condizione che apportò per ovvie ragioni nella storia Cristiana un’ accezione negativa.
Dall’altro lato abbiamo la testimonianza di molti storici che affermano la rinascita della Sicilia sotto la dominazione Araba.
L’Islam è una cultura caratterizzata dalla mancanza di una religiosità centrale, differente dal Cristianesimo in cui si fa sempre capo all’istituzione della Chiesa e del Papa.
Probabilmente fu grazie a questa sorta di “libertà” che la dominazione Islamica in Sicilia fu caratterizzata da un’apertura cosmopolita finora sconosciuta ai popoli d’Occidente.
Un primo aspetto da considerare fu proprio quello religioso.
Durante la dominazione Araba in Sicilia i Musulmani permisero la tolleranza religiosa, ma allo stesso tempo riconobbero la condizione del popolo in qualità di sudditi tributari.
I Cattolici che desiderarono continuare a professare la propria religione ebbero la libertà di farlo seppur pagando una tassa un po’ più alta rispetto all’imposta attribuita agli stessi Musulmani.
Molti Cattolici, non avendo disponibilità economica, si convertirono all’Islam.
In generale, durante la dominazione Araba in Sicilia, la situazione religiosa venne vissuta con molta tolleranza.
Ai Cristiani fu solo proibito di fare “propaganda” del loro credo e di edificare luoghi di culto, tuttavia, poterono professare la propria religione nelle strutture già presenti.
Il contributo Arabo si applicò anche in ambito agricolo.
Fino a quel momento, l’agricoltura Siciliana era basata sul latifondo.
Gli Arabi optarono, invece, per il frazionamento dei latifondi ed una conseguente pluralità di appezzamenti terreni dove introdurre e sperimentare le nuove tecniche d’irrigazione.
Vennero introdotte inoltre nuove colture come il gelso, l’arancio, il dattero, il cotone, la seta, la canna da zucchero, lo zibibbo, il pistacchio, il limone.

Quindi d’ora in avanti la Sicilia non produrrà solo ed esclusivamente frumento e vino, ma grazie alla dominazione Araba diversificherà la sua economia con la produzione di nuove colture.
I musulmani che insediarono la Sicilia non furono formati da gente o popoli selvaggi e primitivi, ma bensì erano Egiziani, Persiani, Siri, ovvero popoli colti sotto ogni punto di vista.
Ciò ci porta all’incredibile bagaglio culturale che importarono nel campo della matematica, astronomia, acustica, medicina, nell’artigianato ed altro ancora.
Durante la dominazione Araba, l’economia ed il commercio Siciliano furono in pieno sviluppo.

Palermo (in Arabo BALARM), in veste di capitale dell’Emirato, divenne il centro d’irradiazione della civiltà intellettuale, artistica e commerciale Islamica.
Purtroppo nulla resta della città di Palermo durante la dominazione Araba, a causa della successiva dominazione Normanna che si piantò ed edificò le nuove strutture sopra le macerie della cultura e tradizione Araba.
Moschee ed edifici apparentemente di stile Arabo sono stati quasi tutti datati di età Normanna quindi posteriore a quella Islamica.
Per molti edifici non si ha neanche la certezza se siano stati frutto dei continui scambi culturali tra Normanni ed Arabi in epoche successive.
Ciò che rimane della civiltà Musulmana in Sicilia si può visitare al Museo d’Arte Islamica presso il Castello Arabo-Normanno della Zisa a Palermo, dove sono raccolti i suppellettili ed oggetti ritrovati in Sicilia e nel Mediterraneo.

La melanzana di Ustica

La melanzana di Ustica è uno dei prodotti tipici dell’Isola, dal gusto dolce e dalla buccia fine.
In un anno in cui si svolge la tanto attesa manifestazione dell’Expo 2015 a Milano, tutto quello che concerne il cibo e l’alimentazione assume un alto connotato significativo.

Il programma degli eventi estivi 2015 riporta l’evento chiamato “Sua Maestà la Melanzana” che si terrà il 17 Luglio ad Ustica.
C’è da dire che le tanto rinomate “Sagre” in Sicilia esistono da sempre, ovvero delle tradizionali feste di paese che mettono in risalto i prodotti genuini della propria terra, oggi migliorati dal prefisso “BIO”.
Quindi afferriamo l’onda dell’enfasi degli alimenti-bio portata dall’Expo 2015, e la utilizziamo per esaltare e pubblicizzare i nostri prodotti Siciliani.
Chi vorrà assaggiare dei piatti tipici dell’isola di Ustica, cucinati con ricette tramandate di generazione in generazione, ovviamente a base di melanzane, non potrà di certo mancare.
Buon appetito!

Tragedie greche Siracusa 2015

L’importante appuntamento con le Tragedie Greche, presso il magnifico Teatro Greco di Siracusa, si terrà dal 15 Maggio al 28 Giugno 2015.

L’Inda di Siracusa ( Istituto Nazionale Dramma Antico ), metterà in scena la Trilogia del Mare con “Medea” di Seneca, “Le Supplici” di Eschilo ed “Ifigenia in Aulide” di Euripide.
La manifestazione arriverà al 51° ciclo delle rappresentazioni classiche.
Vogliamo sottolineare l’importante lavoro dell’Inda, che tramuta in reali manifestazioni un patrimonio letterario di inestimabile valore, in una cornice tra le più prestigiose del mondo quale il Teatro Greco di Siracusa.
Nei giorni scorsi il regista Federico Tiezzi, che gestirà la messinscena di “Ifigenia in Aulide” di Euripide, ha incontrato gli allievi dell’Inda.
Per il regista è la prima volta al Teatro Greco di Siracusa e sarà di certo un importante traguardo per la sua crescita professionale.
Il regista spiega come la tragedia di “Ifigenia in Aulide” di Euripide, che metterà in scena, sia vivo l’elemento ironico e di commedia.
La traduzione è a cura di Giulio Guidorozzi, che ha reso il testo con parole semplici, che ben si sposa nel contesto scenico dell’opera.

Dominazione Romana in Sicilia

La dominazione Romana in Sicilia iniziò nel 241 a.C. con il termine della Prima Guerra Punica.
Le Guerre Puniche furono una serie di scontri tra Romani e Cartaginesi che si contendevano l’egemonia nel Mediterraneo compresa la Sicilia.

I Romani decisero di conquistare la Sicilia per motivazioni economiche e politiche.

La Sicilia rappresentava il potere acquisito dai Greci, era il caposaldo della Magna Grecia, forse l’ emblema di un potere eccessivo, esagerato ed allo stesso tempo troppo pericoloso e minaccioso per i vicini Romani.
Gli obiettivi dei Romani erano l’annessione di nuovi possedimenti e la totale supremazia nel bacino del Mediterraneo.
Nella fase iniziale della conquista lo stato Siracusano, con a capo il Re Ierone II, si schierò fedelmente con i Romani rimanendo così indipendente.

Nella Seconda Guerra Punica, morto Ierone II, Siracusa passò in mani avversarie e fu di questo periodo l’ardore inventivo di Archimede, scienziato Siracusano che costruì delle macchine da guerra per distruggere le truppe Romane.
La Sicilia divenne la prima Provincia Romana, e nel 212 a.C. anche Siracusa che era la colonia più forte, che cercò di prevalere sugli stessi Cartaginesi, capitolò.
Le guerre fra queste due grandi potenze furono in tutto tre e terminano con la totale supremazia di Roma sul Mediterraneo.

Con la dominazione Romana in Sicilia, la Capitale si assicurò il cibo necessario (grazie alla produzione di grano e vino) per sfamare le sue truppe sempre in guerra ed un varco per un eventuale sbarco in Africa.
Grazie alla posizione dell’isola, che ha da sempre giocato un ruolo di punto strategico nel Mediterraneo, i conquistatori poterono crearsi un varco per approdare anche sul continente Africano.

Durante la dominazione Romana in Sicilia, se da un lato troviamo l’economia ed il commercio al massimo della loro prosperità, dall’altro lato l’immagine fornita dai libri di storia non è delle più floride.
La Sicilia venne considerata una sorta di “granaio” della Capitale, grazie all’ingente produzione di frumento; come struttura economica si impose il latifondo; i Siciliani vennero sfruttati e trattati da sudditi e mai da alleati, ed inoltre furono costretti a pagare regolari tributi a Roma.
Insomma il malcontento generale accrebbe sfociando in vere e proprie insurrezioni ciò che la storia denominò le “Guerre Servili”.
Aspre e dure rivolte, espressione dell’impeto d’indipendenza Siciliana, organizzate da personaggi davvero illustri come Euno, lo schiavo diventato Re.
“Le Verrine”, orazioni di Cicerone testimoniano il malessere ed il mal costume politico durante la dominazione Romana in Sicilia. Questo grandioso lavoro fu un accusa di corruzione e appropriazione indebita contro il Pretore della Sicilia, Gaio Licinio Verre, a discapito del popolo Siciliano.
Le Guerre Servili ed il malgoverno di Verre determinarono una visione negativa della vita Siciliana in età Romana.
Nel corso della dominazione Romana in Sicilia molte città apparsero decadute o anche del tutto abbandonate come nel caso di Selinunte, Camarina, Lentinoi, a causa dell’arrivo della malaria.
A livello economico e commerciale prosperò il benessere come testimonianza vi furono i traffici verso Oriente ed Occidente con le superstiti città marittime.
Il lascito artistico della lunga dominazione Romana in Sicilia, durata dal III secolo a.C. fino al VI secolo d.C., lo ritroviamo nello splendore di Catana (Catania), Tauromenio (Taormina), Tindari, Panormo (Palermo), Lilibeo (Marsala).
Nel dettaglio, l’eredità artistica della dominazione Romana in Sicilia, si manifestò con gli Anfiteratri di Catania, di Siracusa e di Termini Imerese; venne ampliato il Teatro Greco di Taormina e rifatto il Teatro di Catania perchè dovevano adeguarsi al nuovo gusto edilizio Romano; l’acquedotto Cornelio di Termini, il ponte sull’ Alcantara, Le Terme di Catania, la Naumachia di Taormina, ovvero una costruzione in muratura utilizzata come fontana con giochi di acqua di dimensioni monumentali; la villa Romana del Casale sita in Piazza Armerina, la quale oltre ad essere una vera manifestazione della realtà latifondista dell’epoca è l’espressione della magnificenza decorativa ricca di meravigliosi mosaici; la bellezza delle abitazioni urbane o delle ville della dominazione Romana in Sicilia furono rivalutate solo in epoca moderna.
Di notevole importanza fu inoltre la ricchezza dell’artigianato di Centuripe (comune di Enna), dove si lavoravano figure di terracotta con soggetti sacri e vasi con rilievi decorativi policromi e dorati, adornati con scene pittoriche.
Dell’età Cristiana Romana furono i piccoli ipogei (sotterranei) e complesse catacombe che costituirono in Sicilia i primi documenti caratteristici dell’arte Cristiana presenti soprattutto nella città di Siracusa.

Dominazione Greca in Sicilia

La dominazione Greca in Sicilia iniziò nell’ VIII secolo a.C. e terminò il III sec a.C.

La colonizzazione Greca in Sicilia, da studi storici, la si fa risalire convenzionalmente con la fondazione della prima colonia di Zancle (dal greco “Falce”), che corrisponde all’ odierna città di Messina, nel 756 a.C..

Possiamo così riassumere la colonizzazione Greca in Sicilia: Zancle (l’ odierna Messina), Naxos (l’odierna Giardini- Naxos), Leontinoi (l’odierna Lentini) e Katane (l’odierna Catania); nella parte sud-orientale i Corinzi ed i Megaresi fondarono rispettivamente Syrakousai (l’odierna Siracusa) e Megara Hyblaea (l’odierna Augusta).
Mentre nella costa Meridionale, nel 688 a.C., Cretesi e Rodii fondarono Ghelas (l’odierna Gela), con cui si concluse la prima fase della colonizzazione Greca in Sicilia.
La dominazione Greca in Sicilia fu volta al dominio territoriale sulla base della proprietà agricola, le colonie vennero dovunque a contatto con gli indigeni, i quali si ritirarono nell’entroterra Siciliano, soprattutto nelle zone dell’Etna o sul monte Peloro.
Avvennero così le prime trasformazioni nelle culture indigene che iniziarono ad assorbire la cultura Greca modificando anche le loro forme sepolcrali.
Sono tipici di questa fase di Ellenizzazione della dominazione Greca in Sicilia i villaggi e le necropoli del Monte Finocchito nei pressi di Noto e di Licodia in provincia di Catania, e nelle province Occidentali corrispondenti a Sant’ Angelo Muxaro in provincia di Agrigento e Mussomeli in provincia di Caltanissetta.
L’incontro della civiltà coloniale Greca e quella indigena diede i natali alla cultura dei Sicelioti.

Le colonie Greche attinsero dalle civiltà preesistenti Siciliane e viceversa.
Allo stesso tempo cercarono una propria autonomia dai connazionali Greci della madrepatria, quasi a voler formare un ceppo culturale a parte, denominandosi Sicelioti.
Dal punto di vista strutturale, la dominazione Greca in Sicilia, introdusse i canoni dell’organizzazione tipica della “Polis” Greca (Città- Stato).
Vennero sostituite le basi circolari degli insediamenti indigeni, costituite da vecchie capanne, con le basi rettangolari delle nuove abitazioni.
Si andò via via formando il grande territorio situato nell’Italia Meridionale chiamato MAGNA GRECIA, di cui la Sicilia fu il perno principale.

La seconda fase della colonizzazione Greca in Sicilia vide protagoniste le stesse “Polis” (Città- Stato) Siciliane, che fondarono varie sub-colonie: nacquero così, tra il VII secolo e la prima metà del VI secolo a.C., le città di Akrai (l’odiena Palazzolo Acreide), Casmene (Monte Casale), Himera (l’odierna Termini Imerese), Selinunte, Camarina (colle Cammarana in provincia di Ragusa) e Akragas (l’odierna Agrigento).
L’ ultima delle fondazioni Greche fu Lipari nel 580 a.C..

La dominazione Greca in Sicilia fu un lungo periodo di alta espressione artistica, tra tutti spiccano per maestosità il Teatro ed il Tempio di Segesta; i Templi di Agrigento e Selinunte; il Tempio di Apollo; il Teatro di Siracusa ed il Teatro di Taormina.
Si deve ai Greci la nascita del nome TRINACRIA.
Significa tre promontori rispettivamente da treis e àkra, nome che evoca più che mai l’eredità Greca in Sicilia.
Esso fu espressione e meravigliosa manifestazione di solarità, luminosità, cultura classica e rivelazione di innumerevoli geni come architetti, artigiani, ingegneri.

Esperienza Insegna 2015, Palermo

Terminerà il 28 Febbraio 2015 presso il Polididattico, edificio 19, di Palermo, la kermesse “Esperienza Insegna 2015”.

Giunta all’ottava edizione la manifestazione dell’ “Esperienza Insegna 2015” ospita più di 40 scuole Siciliane.
Da anni ormai è considerata una delle manifestazioni scientifiche più importanti di tutta la Sicilia.
I temi trattati durante la manifestazione saranno: Luce, Cibo ed energia.
Si apriranno parecchi dibattiti su questi temi che sono le chiavi di lettura per ogni ciclo vitale.
Si toccheranno tematiche quali le attinenze tra l’energia ed il corpo umano, l’alimentazione giusta da fare, si tratterà anche la tematica dell’alimentazione vegana.
L’obiettivo della manifestazione “Esperienza Insegna 2015” è quello di divulgare in ambito scientifico la giusta informazione, sottolineando come l’essere competenti e dotti nel proprio ambito sia un elemento fondamentale per poter creare un proprio futuro professionale.

La Scuola Siciliana

La Scuola Siciliana fu un movimento culturale sviluppatosi nel XIII secolo presso la corte di Federico II di Svevia e poi anche con figlio Manfredi.

La Scuola Siciliana venne considerata la prima scuola poetica della letteratura Italiana, elaborò la lirica di arte volgare sul modello della lirica Provenzale.

Testimonianza storica del movimento letterario si ha nel De Vulgari Eloquentia opera di Dante, che ne pone la definizione in qualità di un gruppo di poeti a Palermo, presso la corte di Federico II e del figlio Manfredi.
La Scuola Siciliana si ispirò alla poesia trobadorica Provenzale ma utilizzò la propria lingua, ovvero il Siciliano volgare.
Tra i poeti della Scuola Siciliana fecero parte famiglie aristocratiche, nobili, cortigiani ed alti dignitari del Regno. Essa non fu aperta solamente allèlite Siciliana ma parteciparono anche trovatori e giullari provenienti dalla Provenza, coloro i quali che nel XIII diffusero la poesia lirica.
Gli argomenti della Scuola Siciliana furono prettamente di tematica amorosa, in cui il poeta proclamava il suo amore alla donna in un’ accezione di sottomissione, proprio come un vassallo fa con il suo padrone.
Virtù come “leanza, timore, soggezione e fede” proclamate dal vassallo alla donna amata la quale risulta essere sempre irraggiungibile.
La tematica della guerra non fu mai contemplata nè trattata.
Probabilmente in un periodo così florido non vi era alcun desiderio di trattare tematiche così tristi e gravi ma si preferì inneggiare solo la pace e la serenità della dominazione Sveva in Sicilia.

Gli argomenti più frequenti trattati dalla lirica siciliana furono canti di litigi di innamorati, lamenti di fanciulle sposate per dovere, amori non corrisposti, i tradimenti, i canti della lontananza ecc..
Le forme utilizzate furono la canzone su stampo Provenzale, che venne utilizzata per espressioni alte e tematiche di carattere teoriche o dottrinale;
la canzonetta, composizione di versi brevi impiegata per testi narrativi sempre di tematica amorosa, e per la prima volta si utilizzò il sonetto, un componimento lirico che divenne espressione della poesia italiana.
La Scuola Siciliana ebbe il merito di aver introdotto il SONETTO, che diventò il sistema ordinario per fare poesia.
Si tratta di un sistema metrico del tutto innovativo strutturato da quattordici versi endecasillabi suddivise in due quartine e due terzine.

Riportiamo di seguito il sonetto (schema ABAB ABAB CDE CDE) del Notaro Jacopo da Lentini:

Amore è uno desi[o] che ven da’ core
per abondanza di gran piacimento;
e li occhi in prima genera[n] l’amore
e lo core li dà nutricamento.

Ben è alcuna fiata om amatore
senza vedere so ’namoramento,
ma quell’amor che stringe con furore
da la vista de li occhi ha nas[ci]mento:

ché li occhi rapresenta[n] a lo core
d’onni cosa che veden bono e rio
com’è formata natural[e]mente;

e lo cor, che di zo è concepitore,
imagina, e [li] piace quel desio:
e questo amore regna fra la gente.

La maggior parte del materiale della lirica Siciliana è pervenuta fino a noi grazie ad una trascrizione di un copista Toscano, che raccolse il materiale nell’opera il Manoscritto Vaticano Latino 3793. Non è da escludere che il copista fece delle manomissioni traducendo molte parole dal volgare Siciliano in volgare Toscano.
Mentre, grazie al lavoro Giovanni Maria Barbieri, sono giunti fino a noi pochi componimenti originali della Scuola Siciliana.
Emiliano di nascita, ebbe il gran merito di aver trascritto dei versi Siciliani tali e quali come li aveva trovati.
Di Stefano Protonataro è pervenuto l’intero componimento “ Pir meu cori alligrari” e solamente alcune stanze di “ S’ iu truvassi pietati” e “ Allegru cori plenu” di Re Enzo, figlio di Federico II, ed una parte di “ Gioisamente canto” di Guido delle Colonne.
Dal punto di vista linguistico possiamo dire che il linguaggio adoperato dalla Scuola Siciliana non fu esclusivamente un Siciliano volgare, ma una lingua libera da elementi dialettali, un Siciliano depurato e ricco di latinismi ed elementi Provenzali.

Un linguaggio adoperato per scopi culturalmente alti, il Siciliano si pose l’obiettivo di erigersi a lingua letteraria.
Così si creò un linguaggio originale, che non ebbe alcun riscontro nell’uso quotidiano e popolare, ma neanche nella stessa Corte.

Teniamo però sempre presente che la maggior parte degli scritti pervenuti furono il frutto di trascrizioni ad opera di copisti Toscani, quindi probabilmente furono effettuate delle alterazioni.
Di seguito alcuni dei nomi dei membri più famosi della Scuola Siciliana: Giacomo da Lentini considerato il padre fondatore del sonetto, Odo delle Colonne, Guido delle Colonne, Pier della Vigna, Re Enzo, lo stesso Federico II, Stefano Protonotaro ecc.
Alla morte di Federico II, il figlio Manfredi continuò attivamente il lavoro della Scuola di Sicilia.

Con il decesso di quest’ultimo la Scuola Siciliana tramontò definitivamente non trovando degni seguaci capaci di protrarre il lavoro fatto presso la Corte Sveva.